martedì 29 ottobre 2013
Il suicidio stoico di Simone D
Questo è un suicidio stoico, non da depressione. E' una cosa simile a quello che fanno i bonzi tibetani che si danno fuoco per protestare contro la repressione cinese, o a uno sciopero della fame portato alle estreme conseguenze. Gli omosessuali italiani non hanno nessun supporto politico, non hanno nessun riconoscimento, nessun diritto nessuna visibilità, nessuna libertà, perchè non c'è libertà dove non c'è uguaglianza. E allora non possono che tentare la strada del martirio, della testimonianza estrema. Il suicidio, mentre quelli di Avvenire si pascono di esso per gonfiare, oltre che le loro tasche, i loro cuori inariditi da una fede in un dio crudele
lunedì 21 ottobre 2013
La scala delle verità
Capisco la "scala delle verità" di Odifreddi, ma lui non capisce quella parte del senso delle parole che è costituita dalla cornice emotiva ed evocativa entro cui vengono comprese, la quale non ha nulla a che fare con la verità, cioè con la descrizione di ciò che è, ma con la descrizione di ciò che si sente dover essere. Tale dover essere non sempre merita critica, ma a volte, e sembrerebbe questo essere il caso, esso merita invece un dogmatismo ragionevole. Col tempo gli storici ci diranno come si riterrà che sia andata, ma adesso, oggi, l'olocausto e le camere a gas gridano ancora vendetta. Nessuno naturalmente nega la critica in ambito storico, e la libera ricerca su tutto, compreso la Shoà. Ma la "verità" di essa non sta nella scala di Odifreddi, non è una verità che si possa determinare solo con metodi di verifica. Forse non è nemmeno una "vera verità", ma sicuramente il monito che essa ci lascia ha la forza di convincerci a trattarla come una verità di ordine superiore a qualsiasi di quei metodi.
La sinistra post-berlusconiana può tornare ad essere garantista?
Simona Bonfante su Strade descrive un caso di ordinaria malagiustizia. Ciò che colpisce di più di questa storia è che sembra che le leggi, le regole siano distanti anni luce dalle prassi. La discrasia tra prassi e regola è una costante non solo della burocrazia giudiziaria.
Nel mezzo di tale discrasia si annida il peggior nemico delle democrazie liberali, ma soprattutto delle repubbliche democratiche liberali, che fanno del Governo della Legge (e quindi anche della regola, o della procedura) il fondamento della solidarietà politica tra cittadini: L'arbitrio.
Non intendo dire che non vi debbano essere prassi che "interpretino" le regole. Vi devono essere, giacché le regole sono fatte di parole, mentre le prassi sono fatte di azioni che applicano la ratio di quelle parole. Ma tali prassi si devono consolidare, e diventare una costante nel comportamento dell'attore pubblico. Ma nel caso italiano le prassi non costituiscono procedure comportamentali predicibili, ma piuttosto variano entro un range; e tale variazione è funzione in ultima analisi della volontà, del desiderio e del capriccio del singolo burocrate con il quale l'individuo coinvolto in esse si trova ad avere a che fare.
Come è possibile che vi sia tale arbitrarietà nelle procedure?
Alcune ipotesi, guardando al caso in questione:
1. Il magistrato che chiede la carcerazione preventiva e quello che la convalida non hanno nessuna responsabilità sulla correttezza della loro richiesta e convalida della richiesta. Cioè non rispondono in alcun modo qualora la carcerazione preventiva si rivelasse, alla fine del processo, inutile, in quanto l'imputato è innocente
2. La burocrazia giudiziaria, anche per motivi legati alla complicata legislazione e al numero enorme di adempimenti, non è responsabile in alcun modo della durata dei processi. Più è lungo il processo, e più si protrarrà la carcerazione preventiva. Più la carcerazione si protrae e maggiore è il danno arrecato all'imputato se questi si rivelerà innocente
3. I magistrati costituiscono una lobby, oltre che uno degli organi di potere dello Stato, che impedisce ogni riforma. (Le altre lobby fondamentali sono, i sindacati dei lavoratori, quelli datoriali, le associazioni di categoria, gli ordini professionali e la Chiesa)
4. La magistratura in generale non risponde a nessun organo terzo, che non sia strettamente correlato con la magistratura stessa, degli errori giudiziari o degli abusi che i suoi componenti commettono
Quel che mi chiedo è se è possibile, nel post-berlusconismo, che la Sinistra torni ad essere, oltre che legalitaria, anche garantista in modo da ritrovare i valori repubblicani della responsabilità e del Governo della Legge quando questa è equa ed i cittadini che vi sottostanno eguali di fronte ad essa.
Per far questo si dovrebbe lavorare su tutti i punti precedenti, di fatto, rileggendo alcuni temi che, per ironia della storia, sono stati (falsamente) cari alla destra. Ciò che bisogna fare è agire per responsabilizzare e creare fonti terze di giudizio delle azioni dei magistrati stessi, che non siano eccessivamente collegate al potere politico.
1. Responsabilizzare i magistrati. Se tu metti in galera preventivamente qualcuno che poi si rivela innocente, vieni multato, e devi quantomeno poter perdere punti di carriera, o avere decurtazioni dello stipendio. Dall'altro lato l'innocente deve venir risarcito tramite un automatismo, e non dopo una causa (anche se non sono sicuro che questo sia costituzionalmente possibile). In ultimo l'innocente deve poter chiedere i danni ai magistrati stessi. Inoltre i magistrati devono poter subire un processino interno che decide quali azioni disciplinari compiere tra quelle sopra descritte (vedi dopo)
2. Bisogna che il Parlamento riduca gli adempimenti, ma d'altra parte bisogna fare un benchmark sul tribunale più veloce, e distribuire premi (in danaro o avanzamenti di carriera) e punizioni (disciplinari) a seconda del raggiungimento o meno degli obbiettivi previsti negli altri tribunali. Insomma responsabilizzare la dirigenza del tribunale sulle tempistiche dei processi
3. Stesso problema delle altre lobby. Non vanno eliminate o conculcate, ma semplicemente vanno riportate dal loro Status di caste indù a quello di associazioni di uomini e donne libere. (questo è più un obbiettivo di fondo che specifico)
4. Riformare il CSM, e renderlo capace di infliggere punizioni disciplinari oppure di premiare il merito in maniera oggettiva. Per esempio di potrebbe inventare una authority, nominata per es. dal Presidente della Repubblica, Il Ministero Di Grazia e Giustizia, la Corte Costituzionale o altre istituzioni "affidabili" affinché questa indichi alcuni nomi da candidare per l'elezione del CSM in modo che siano terzi rispetto ai magistrati.
Naturalmente queste sono solo idee raccogliticce, ma servono per dare uno spunto per un tema che la sinistra non può più ignorare, perché ne va dei suoi valori fondamentali.
domenica 20 ottobre 2013
Rifondare il liberal socialismo
Il concetto di fondo del Liberasocialismo "classico" italiano si può riassumere nel seguente principio:
A. la garanzia fornita dai diritti sociali è l'elemento grazie al quale si rende effettivo l'esercizio dei diritti liberali da parte dell'individuo. In altre parole il possesso di certi beni ritenuti fondamentali mette in grado l'individuo di effettuare scelte consapevoli, e non forzate dalla sua condizione economica o sociale.
E' indubitabile che, affinché un individuo possa esercitare la propria libertà, debbano verificarsi le due condizioni seguenti:
1. avere almeno due opzioni, che non siano equivalenti dal punto di vista del loro valore per l'individuo, tra le quali scegliere
2. avere i necessari mezzi economici e sociali in forza dei quali poter "comprare" una delle due o più opzioni
La condizione 1 è soddisfatta se esiste una società tale da offrire a tutti gli individui almeno due scelte non equivalenti
La condizione 2 è soddisfatta se tutti gli individui hanno mezzi sociali ed economici sufficienti per scegliere almeno tra due opzioni non equivalenti.
Solitamente quasi tutte le società forniscono opzioni diverse in un numero notevole di settori, tra cui gli individui possono scegliere. Ma solo le società occidentali, con le loro istituzioni liberal democratiche, riescono a fornire più opzioni in settori che sono ritenuti particolarmente importanti, come le scelte in materia di morale personale, di scelte politiche, di scelta del partner (molte società vietano la scelta del partner) ecc. Materie che istintivamente riteniamo fondamentali per la nostra vita. Allo stesso modo, le stesse società hanno garantito, almeno prima della Lehman Brothers, anche un certo paniere di mezzi socio-economici che rendevano gli individui capaci di effettuare le scelte.
Fin qui Liberalismo e Liberalsocialismo non sembrano divergere granché.
L'asino però casca quando si va a toccare la questione della quantità effettiva dei mezzi che ogni diverso individuo ha, e quale effetto tale differenziazione nella dotazione di mezzi abbia sulla disponibilità delle opzioni.
A rigori, per il pensiero liberale classico, la libertà non è quantificabile. O si è liberi o non lo si è, ma non si può essere più liberi di qualcun altro. La mia libertà consiste nel mio diritto ad usare il mio corpo, la mia proprietà e i miei beni secondo le mie preferenze senza che vi siano interferenze, a patto che rispetti lo stesso diritto degli altri esseri umani. Io non posso avere "più diritto" di un'altro. E' lo stesso, o meglio, i diritti sono pari, non eguali.
Qui la concezione liberalsocialista diverge completamente da quella liberale classica. Vi è in A infatti come implicitum che ad essere rilevante nella questione dei diritti non sia tanto la loro conformazione etica, la loro validità legale universale, ma gli eventi e gli stati di cose che l'individuo genera in forza di essi, grazie al potere che i mezzi socioeconomici, che egli possiede, gli conferisce.
Ma perchè il liberalsocialismo parla di eguaglianza?
Si intende forse eguaglianza delle libertà in senso sostanziale? Se così fosse, in che modo si dovrebbe decidere quali ambiti sociali dovrebbero essere scelti come obbiettivo per politiche redistributive della libertà sostanziale? Mi spiego: se quel che importa è la libertà effettiva, sostanziale (positiva si potrebbe anche dire) di scegliere, di agire secondo le proprie inclinazioni, come facciamo a capire in quali aree di scelta (lavoro, famiglia, amicizie, scuola, volontariato, svago ecc.) gli individui dovrebbero essere egualmente sostanzialmente liberi?
Il link sopra descrive una certa difficoltà del LS nel produrre proposte concrete. Questa difficoltà trova secondo me le sue radici proprio nella "vertigine" che si prova quando si tenta di delucidare nel dettaglio come la libertà sostanziale dovrebbe divenire politica redistributiva. Le preferenze delle persone sono variegate, e sebbene in maniera euristica possiamo fare un elenco di cose che riteniamo che siano importanti per tutti, è difficile poi che il nostro elenco combaci alla perfezione con quelli degli altri.
Può esistere un modo per individuare delle aree, dei terreni sociali specifici nei quali intervenire? E se c'è, è davvero realistico parlare di eguaglianza delle libertà sostanziali?
Ammesso che abbiamo individuato un pò di ambiti rilevanti su cui "lavorare", quanto ci costerebbe , in termini di regolamentazioni, tasse, intervento statale, burocratizzazione, limitazione della libertà di azione di terzi ecc. equalizzare tutte gli individui in quegli ambiti?
Riusciremmo comunque a equalizzare la situazione di Tizio e Caio se diamo loro tanti mezzi socioeconomici tali che permettano ad entrambe di avere almeno due opzioni di scelta nell'ambito X?
Sì, ma anche no. Dipende infatti dalle conseguenze che le scelte avranno sulle scelte future di Tizio e Caio. Se Tizio è una persona in gamba e riesce a far fruttare la sua scelta in misura maggiore di Caio, ecco che la situazione di eguaglianza tra i due durerà lo spazio di una tornata di scelte. Se cioè Tizio e Caio scelgono avendo gli stessi mezzi, è sempre possibile però che le caratteristiche individuali dei due siano tali da rendere la successiva tornata di scelte o più ricca o meno ricca. Dovremmo continuare ad equalizzare le libertà sostanziale per sempre? Io credo di no
Per ricapitolare:
Il LS è interessato alla libertà sostanziale, e legge i diritti come eguali diritti alla libertà sostanziale in certi ambiti, ma questo genera tre problemi
1. Individuare gli ambiti sociali rilevanti su cui operare con le politiche di redistribuzione
2. Avere a che fare con le differenze individuali che pongono un'ipoteca sulle scelte future
3. Il solito problema dell'egualitarismo: Quanto costa in termini di soldi, legislazioni restrittive, debito pubblico ecc.?
Ciò detto, è possibile "salvare" il LS, nel senso di renderlo più realistico, e, se non evitando del tutto, almeno smussando gli spigoli che i problemi sopraesposti comportano?
Io credo di sì.
Innanzitutto bisognerebbe trovare un metodo che possa indicare gli ambiti sociali rilevanti entro quali misurare l'eguaglianza delle libertà sostanziali.
Un metodo può essere, molto banalmente, quello democratico. Un Parlamento può decidere in quali ambiti investire, o fare programmi di aiuto.
Inoltre, come regolare la situazione tra individui in modo da mettere in pratica dei principi redistributivi e avendo come fine quello di equalizzare la situazione tra due individui secondo quei principi?
Inoltre, come regolare la situazione tra individui in modo da mettere in pratica dei principi redistributivi e avendo come fine quello di equalizzare la situazione tra due individui secondo quei principi?
Che fare da questo versante?
In primo luogo, indebolire il principio di eguaglianza. L'eguaglianza delle libertà sostanziali deve essere misurata in intervalli tra massimali e minimali. Gli stati finali raggiunti dagli individui, a parità di mezzi sociali, saranno sempre diseguali, a causa della differenza interpersonale. Tale diseguaglianza si ripercuoterà nelle scelte successive, e così via, creando potenzialmente anche grandi diseguaglianze di stati finali, partendo da una eguaglianza iniziale. Da ciò, si può inferire che forse è possibile un concetto diverso di eguaglianza. L'eguaglianza non viene più misurata come adeguamento di tutti allo stesso "standard"mediano che fa la misura dell'uguaglianza. Ciò che si deve misurare è la ultima posizione, e far sì che chi sta in ultima posizione non ne discenda, se non volontariamente, avendo sempre la possibilità, grazie ad un ampio insieme di scelte possibili, di cambiare il proprio status. Se Tizio e Caio partono dalla situazione egualitaria A, allora la situazione rimarrà egualitaria se dopo prima tornata di scelte vi chi "ha avuto la peggio" sia quantomeno alla stessa quantità di quanto aveva all'inizio della serie di tornate di scelte. A1 rispetto ad A è egalitaria se è egalitaria in senso assoluto cioè A=A1 o A1>A. In altre parole la situazione minima diventa lo standard, invece che quella media, come nell'eguaglianza assoluta esige.
Vi sarebbe dunque società giusta laddove le persone non possono scendere sotto un certo livello di qualità della vita, avendo però numerose opzioni di scelta in numerosi ambiti sociali rilevanti, in modo da migliorare il proprio status, o peggiorarlo per i propri errori e fallimenti, senza che questi fallimenti possano portarvi ad un livello sociale (reddito, casa, mangiare e bere ec.) sotto lo standard minimo. >D'altra parte, la società Liberal socialista non lascerebbe mai solo l'individuo in queste scelte, ma lo rifornirebbe di numerosi beni immateriali, come una buona istruzione diffusa nella società, o beni materiali come per es. un reddito di ultima istanza, diffusione della cultura tramite tutte le istituzioni, in modo da poter scegliere in maniera informata.
Il Liberal socialismo dovrebbe creare una società dell'empowerment e dell'assistenza al disagio con un alto grado di servizio.
Vi sarebbe dunque società giusta laddove le persone non possono scendere sotto un certo livello di qualità della vita, avendo però numerose opzioni di scelta in numerosi ambiti sociali rilevanti, in modo da migliorare il proprio status, o peggiorarlo per i propri errori e fallimenti, senza che questi fallimenti possano portarvi ad un livello sociale (reddito, casa, mangiare e bere ec.) sotto lo standard minimo. >D'altra parte, la società Liberal socialista non lascerebbe mai solo l'individuo in queste scelte, ma lo rifornirebbe di numerosi beni immateriali, come una buona istruzione diffusa nella società, o beni materiali come per es. un reddito di ultima istanza, diffusione della cultura tramite tutte le istituzioni, in modo da poter scegliere in maniera informata.
Il Liberal socialismo dovrebbe creare una società dell'empowerment e dell'assistenza al disagio con un alto grado di servizio.
Veniamo al problema degli ambiti sociali rilevanti. I parametri del tenore di vita e di qualità della vita sono molti, ma esistono moltissimi studi che ne individuano, il più scientificamente possibile, quali sono i più rilevanti ed importanti. Tali studi riescono ad esibire cifre e misurazioni sufficientemente precise per individuare un set di ambiti sociali rilevanti sui quali misurare il benessere, la libertà e l'eguaglianza.
Insomma, il LS per rinnovarsi dovrebbe apportare qualche modifica al suo apparato ideologico:
1. Innanzitutto rivedere l'idea di eguaglianza secondo una concezione di eguaglianza basata su standard minimi
2. Perdere un pò in tensione ideale e diventare più pragmatico e propositivo, soprattutto individuando, dati sociologici e scientifici alla mano, quali sono gli ambiti sui quali i programmi statali di redistribuzione dovrebbero intervenire
3. Cambiare i beni e i mezzi sociali degli welfare tradizionali, puntando su quelli immateriali della cultura, della formazione - sia lavorativa che di argomenti di interesse
3. Cambiare i beni e i mezzi sociali degli welfare tradizionali, puntando su quelli immateriali della cultura, della formazione - sia lavorativa che di argomenti di interesse
3. Rivedere il concetto di libertà sostanziale alla luce del fatto che la libertà di scelta oltre a realizzare l'essere umano pone anche delle ipoteche sul suo futuro. Insomma, smitizzare l'idea di libertà.
giovedì 17 ottobre 2013
Il doppio legame dell'economia
Come ci racconta il buon Stagnaro il problema dei conti pubblici, in relazione con l'economia italiana, sta in due righe. Non si può spendere in disavanzo per foraggiare l'economia perchè il rialzo del deficit ridarebbe fiato all'indebitamento con conseguente calata di scure sull'Italia dei mercati finanziari internazionali. D'altra parte, continuando ad abbattere deficit con tagli ciechi e tasse si peggiora l'economia, cioè il PIL, e facendo decadere il rapporto debito/PIL, in quanto facciamo decadere il PIL, peggioriamo pure il debito.
Questo doppio legame in cui la politica economica deve lavorare è sempre taciuto nei talk show politici, i quali si limitano a mostrare politici od esperti che parlano di come altri politici, di governo, e altri esperti, di governo, si divertano a cambiare nomi alle tasse e a distribuire caramelle ai lavoratori e imprenditori.
Ma ancora non mi è capitato di sentire alla TV, o leggere da nessuna parte, come questo doppio legame possa essere sciolto, ammesso che lo possa.
Io non sono un economista, e sono pure una schiappa coi rompicapo. Ma a me pare che i politici, vecchi, nuovi, seminuovi e nati vecchi, nemmeno si rendano conto del nodo al quale si sta impiccando l'Italia. Non che vogliano soprassedere per evitare la brutta figura di non saper cosa dire, ma proprio che non ne abbiano sentore alcuno, che ne siano ignari
mercoledì 16 ottobre 2013
Libertà senza Libero Arbitrio (Prima parte)
LIBERTÀ DI SCELTA
Credo che un presupposto da tutti
coloro che credono che vi siano valori politici che accomunano tutti gli esseri
umani possano condividere, e sul quale non vi è malinteso, è il seguente:
A)
Gli
individui nascono liberi, e ciascuno vive rapporti con altri individui,
liberamente; nel senso che tali rapporti non sono costretti da terzi ad essere messi in atto.
Gli individui inoltre sono liberi nel senso che possono liberamente utilizzare
tutti i beni che sono in loro legittimo possesso, per fini autodeterminati, a
patto che ciò non violi la stessa libertà di terzi.
Le argomentazioni che possono
supportare queste affermazioni sono molte, e nella storia della filosofia
morale e politica se ne possono trovare moltissimi esempi. Ma per adesso vorrei
occuparmi piuttosto di cercare di chiarire quali sono le caratteristiche intrapsichiche e comportamentali, connotanti
la libertà, che fungono da condizioni sufficienti per le quali noi possiamo
dare al termine “Libertà” un significato che possa essere usato nei nostri
discorsi in modo comprensibile. Rimanderò ad altro postil problema più schiettamente
etico e politico.
Come capiamo che gli esseri umani
sono liberi?
Di fatti, non lo capiamo, nel
senso che non possiamo capire a cosa si riferisce il termine libertà, poiché
non vi è nessuna “cosa” a cui “Libertà” si riferisce.
La libertà non è un oggetto
materiale ovviamente, ma piuttosto un oggetto puramente astratto. Essa è più
precisamente un evento il cui protagonista è un organismo umano (e anche
animale, come vedremo) che compie degli atti che noi presupponiamo essere atti di
scelta
Cos’è un atto di scelta? Un atto
di scelta è un certo atto che viene portato a compimento in alternativa ad un altro atto. La scelta
dunque ha una sua estensione materiale, che si concretizza nell’atto di scelta,
ed un presupposto stato mentale, che
si immagina consistere in una alternativa all’atto di scelta. Si presuppone
cioè una decisione, cioè una ponderazione tra più atti immaginati, e
una selezione di uno di questi atti.
Deliberazione
Ora abbiamo qualche elemento in
più per comprendere come potremmo fare per accorgerci che un essere umano è
libero. Ciò che possiamo vedere è semplicemente l’atto di scelta, cioè
l’effetto comportamentale del processo di scelta. Da un atto noi non riusciamo
ad inferire se vi sia stata una ponderazione e una selezione delle azioni che
poi sono state effettuate nella realtà. Non riusciamo cioè a desumere il
processo di deliberazione della
scelta. D’altro lato però noi possiamo non limitarci all’osservazione di un
singolo segmento del comportamento individuale. Possiamo osservare, e tutti i
giorni lo facciamo, il flusso del comportamento individuale, e partecipare di
molti atti di scelta. Questo flusso ha una caratteristica che può aiutarci
nell’impresa. Se facciamo attenzione alla messe di atti che individuo compi
giornalmente ci accorgeremo che essi non solo variano a seconda di quale sia la
materia sulla quale si deve agire, ma spesso anche negli atti che si
riferiscono alla medesima materia, in altre parole, l’indiiduo non si comporta
diversamente solo quando ha a che fare con situazioni diverse, ma può
comportarsi diversamente anche quando ha anche fare con la medesima situazione
per una seconda, o terza volta, dimostrando così una certa imprevedibilità e
non automaticità di comportamento. La variabilità e la indeterminatezza del comportamento, almeno sui tempi lunghi, possono in effetti lasciarci presumere che
“dietro” agli atti effettivi vi sia un qualche processo di deliberazione, il
quale a sua volta spiegherebbe la
variabilità e l’indeterminatezza del comportamento.
Chiariamo subito che tale
processo non deve per forza verificarsi consciamente, né deve necessariamente
essere una funzione di un certo organo biologico – il cervello per es. –
piuttosto che un altro, o dell’insieme degli organi. A noi basta convenire che
il processo di deliberazione è un entità astratta che ci permette di dare un
senso al comportamento umano. D’altra parte, tale entità può funzionare da
riferimento quando parliamo di libertà. Quando dunque usiamo la parola
“libertà” in un qualche contesto intendiamo dire, ceteris paribus, che in quel contesto è coinvolto un essere
umano, che è alle prese con un processo di deliberazione, cioè di ponderazione
di azioni e selezione di azioni, che potrebbe terminare con un atto che
chiameremo atto di scelta
Libertà animale
La libertà così intesa diviene
anche potenzialmente misurabile. Seguendo
la traccia del processo di deliberazione, infatti, possiamo dire che Il tasso di libertà di un
animale di qualsivoglia specie si misura dalla variabilità comportamentale e dalle
abilità cognitive che esso possiede. Un essere che, pur seguendo regole, non è mai interamente
prevedibile lascia intendere che l’”essere” sia proprio libero, cioè capace di variare le strategie adattive.
1. Imprevedibilità: non vi è modo di
predire l’intero corso del comportamento di una persona (come anche di
situazioni in cui son in ballo molti tipi
di eventi)
2. Variabilità: vi sono un numero alto di
strategie comportamentali in gioco, a seconda delle micro nicchie socio
ecologiche in cui si agisce, e un alto
tasso di socialità in generale.
Naturalmente la variabilità e
l’imprevedibilità del comportamento è misurabile in altre specie animali, e
certamente deve essere un tratto molto diffuso in natura
Valore della libertà
Fin’ora ho cercato di trovare un
modo che ci mettesse in grado di dare una definizione più stringente di
libertà. una definizione che ci permettesse di parlarne con maggiore cognizione
di causa. Ma la Libertà come processo di deliberazione non ci dice nulla sul
valore, in termini morali e politici, della libertà stessa. Non ci aiuta dunque
a rendere più chiaro il senso di A.
Essa, più precisamente, chiarisce
quale sia l’oggetto di valore della questione della libertà: Noi riteniamo che
la nostra libertà non può venire soppressa perché crediamo che il soggetto scelga
qualcosa, e non pensiamo che ciò che egli o ella sceglie sia qualcosa di
interamente predicibile tramite un qualche tipo di calcolo. La scelta che
faccio non è prestampata in un modulo il cui svolgimento comprende l’intero
dispiegarsi del mio comportamento, o almeno dei tipi di risposte che metto in
atto.
È proprio perché riteniamolo
impredicibile che i scelga x, che diamo l’attributo di scelta a quell’evento in cui il soggetto
i è coinvolto scegliendo x.
Come potremmo dare un valore ad x, se sapessimo che ciò che si è
verificato non è stato un atto di scelta, un evento sociale ed astratto, ma
solo un evento biologico dato dall’insieme degli eventi biologici di uno o più organismi
entro un certo lasso di tempo?
La scelta come output di un processo di deliberazione è dunque un
oggetto di valore. Ma ciò non dice
nulla su quale sia la fonte di quel
valore. Perché diamo valore alle scelte?
Noi inferiamo la libertà dal
comportamento, o meglio dall’analisi del comportamento di un individuo “nella
sua dinamicità e nell’arco della durata”. L’evoluzione del comportamento e
l’individuazione dei suoi costumi più frequenti è ciò che possiamo realmente
misurare del comportamento animale e umano con riferimento all’esercizio della
libertà.
Prima di affrontare il problema
del valore delle scelte, affronterò brevemente quello del Libero Arbitrio. Ciò
mi permetterà di chiarire alcuni concetti riguardanti la natura umana che
saranno utili anche per le problematiche etiche
La libertà come Libero Arbitrio
La concezione della libertà, secondo
la dottrina del cosiddetto “Libero Arbitrio”, è tutta poggiata sull’ipotesi che
vi sia un soggetto unitario, nella sua essenza, anche se composto da varie sub
strutture funzionali (cerebrali, psicologiche, biologiche ecc.) a cui imputare
il l’”iniziazione” di ogni suo atto
libero. L’atto è ponderato, selezionato e messo in esecuzione, come avviene nel
processo di deliberazione. Ma non è questo che connota l’atto come libero. Esso
è libero in quanto la fonte che lo
realizza è dotata di una proprietà speciale che causa il processo di deliberazione. Il Soggetto unitario, od una
parte di esso ritenuta centrale e gerarchicamente protagonista (l’anima,
l’intelletto, lo spirito ecc.) sono equipaggiati di una sorta di
“libertitudine” (la proprietà speciale di cui parlavo sopra)che rende liberi
gli atti tramite un processo di
deliberazione, e non grazie a tale
processo.
Nel quadro appena tracciato Il Soggetto cela nel buio della sua
mente, o anima, la decisione positiva o negativa iniziale nei rispetti di una
certa azione. Il Soggetto in questo modo , cioè grazie all’iniziazione del processo deliberativo, diviene anche responsabile del suo atto.
Come abbiamo visto, Libertà è un
termine astratto che si riferisce ad un processo di deliberazione composto di
varie fasi, cioè la ponderazione degli atti possibili, la selezione degli
stessi e la loro esecuzione.
Mentre nella concezione della
libertà come Libero Arbitrio il processo deliberativo non è il cardine della
libertà, poiché questo ruolo centrale è ricoperto da un qualche stato interiore
del soggetto di cui costituisce una proprietà speciale, dal quale il processo
prende le sue fila.
Bisogna subito notare che sia il
processo deliberativo che la proprietà speciale, la “libertitudine” dell’IO
sono entrambe stati interiori presupposti nel soggetto. Ciò che li differenzia
è il fatto che mentre il processo deliberativo è inferibile dal comportamento,
almeno come ipotesi capace di spiegarne le tipicità, la proprietà speciale non
è inferibile in alcun modo. Essa assomiglia molto al coleottero di Wittgenstein.
Non possiamo sapere se un
comportamento è libero perché è derivante da un processo di deliberazione o perché
tale processo di deliberazione dirige il comportamento perché a sua volta esso
è direzionato verso il comportamento
da un secondo meta elemento, che consta di uno stato interiore non altrimenti
conoscibile. Ciò che possiamo ipotizzare, dato l’effettivo comportamento degli
individui, è che in essi si svolga un processo deliberativo, ma dobbiamo
fermarci lì.
Il Soggetto Substrutturato
La consistenza del modello della
Libertà come Libero Arbitrio è messa in dubbio anche da un altro fatto: la
credibilità dell'esistenza di un soggetto unitario che dovrebbe essere portatore della
proprietà speciale della libertà. Se seguiamo le scoperte scientifiche
biologiche e neurobiologiche di praticamente gli ultimi duecento anni, ci
accorgiamo che il Soggetto non è affatto unitario. Esso non è composto da un
continuum, ma da innumerevoli sezioni discrete, o parti, che compongono tanto
la sua forma biologica che il suo apparato cognitivo - comportamentale.
Non sto dicendo, come l’ultima
filosofia, che il soggetto sia “destrutturato”. Esso è piuttosto Sub –
Strutturato. Conserva una sua struttura, la cui stabilità è indipendente dai
contesti o dai mezzi cognitivi con i quali la si osserva. In essa moduli
biologici e psicosociali si interpolano all’unisono, creando una miriade di
passaggi di mutua informazione, conducendo
verso la sopravvivenza dei moduli
stessi, nel loro maggior numero possibile, ( e dunque facendo sopravvivere l’individuo.)
Di nuovo, questo non vuol dire
che il soggetto scompare. Esso va solo visto con occhi diversi. Non c’è una
caratteristica “magica”, un’essenza unificante, che fa di un essere umano un essere umano. E’
l’insieme delle sub strutture cognitive e biologiche, nella loro variabilità, a dare il disegno personologico e attitudinale
di ognuno di noi. La “magia” sta nella coordinazione delle parti che producono
un comportamento unitario del soggetto tale che percepiamo, nelle sue risposte
comportamentali, il soggetto come
effettivamente unitario.
La substrutturalità del soggetto,
il suo essere un “composto” a cui si da una specie di nome collettivo, dunque, non
lo distrugge; impone solo di cambiare gli strumenti col quale guardare alla
Libertà.
Secondo questa interpretazione
del soggetto, La libertà è data dalla
capacità di tutte le sub strutture che compongono un individuo - e che tutte
insieme danno vita a quello che noi indichiamo come l’organismo individuale - di
agire variabilmente e impredicibilmente tramite
strategie che utilizzano le loro strutture fisico biologiche.
L’unicità del singolo organismo
non sta nella forma particolare che i geni e la storia di vita personale hanno dato ad un organismo umano. La sua
unicità sta nell’insieme delle sub strutture che, nella loro estrema
variabilità interindividuale, finiscono per orchestrare un individuo sempre
diverso dall’altro.
La libertà dunque sta in ciò che
si percepisce nell’analisi del comportamento di certi esseri viventi, e prende
vita secondo le forme di comportamento che i moduli biocognitivi che
interagiscono in un organismo producono.
martedì 15 ottobre 2013
Ancora Neoguelfismo - Semipresidenzialismo
Ecco l'ultimo tassello del disegno neoguelfo, il Semipresidenzialismo, dopodiché, la trasformazione della Repubblica Italiana in Repubblica Cristiana d'Italia sarà completa. Non per niente il Ministro delle Riforme, nonché promotore dell'elezione diretta del Presidente è Quagliarello, esponente di punta del Neoguelfismo di destra. Un Parlamento all'ottanta percento costituito da cattolici papisti, parte cristiano sociali e parte cristiano conservatori, con spruzzate di neofascisti e neocomunisti. Un Presidente dotato dei poteri di quello Francese, non essendo l'Italia la Francia, cioè una Repubblica veramente bipolare.
Un blocco di potere inamovibile e omogeneo che inizia nella società civile con tutte le associazioni e sindacati (nonché banche e gruppi d'affari) cattolici e finisce col Presidente della Repubblica. Perfetto.
I più penseranno che nulla in realtà cambierebbe, che se l'Italia non era laica prima, non lo sarà dopo. E invece molto cambierà. Sarà una nuova forma di governo e modello di Stato. Non è Democrazia cristiana, è Neoguelfismo Ciellino. Non è solo la fine della laicità, ma della democrazia liberale
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